Martina Franca: Lisette Oropesa vestale del Belcanto

La canicola opprimente lascia il passo alla brezza leggera, caratteristica delle serate martinesi, che si inchina al Belcanto in una serata di quelle difficili da dimenticare.

Protagonista Lisette Oropesa, capace di emozionare il pubblico – che bellezza se il cortile di Palazzo Ducale avesse potuto essere completamente riempito di pubblico, ma la pandemia passerà e con essa il distanziamento colpevole di dimezzare la condivisione completa di quel sublime rito laico che è la partecipazione ad uno spettacolo – emozionandosi a sua volta.

Si presenta, simile ad una vestale, fasciata da un peplo color acquamarina che saggiamente non cambierà durante tutta la serata – un concerto non è una sfilata di moda – offrendo la sua arte fatta di tecnica e ricchezza di interpretazione in un programma tutt’altro che scontato.

Se “Una voce poco fa” nella tonalità mezzosopranile sulla quale si innestano colorature acute mai soverchie e sempre a servizio dell’espressività è viatico ad altre meraviglie, con “Aieu notre petite table” dalla massenettiana Manon, la Oropesa lavora di cesello, così come risolve “Je veux vivre” dal Roméo et Juliette dando senso ad ogni abbellimento.

È comunque l’altra Giulietta, alla quale Bellini fa cantare quell’”O quante volte o quante” che insieme al recitativo da cui è preceduta è sistematicamente straziata da quasi tutte le partecipanti a qualsiasi concorso lirico e svilita a nenia melensa, alla quale il soprano statunitense rende tutta la sua profondità lavorando di cesello su ogni singola parola e su ciascuna nota.

La Oropesa sale poi definitivamente in cattedra dando voce ad un’Amalia – solitamente vittima di un insopportabile overacting vocale – animata da una meravigliosa fragilità piena di forza.

Il programma si chiude con un omaggio travolgente alla Zarzuela, affrontata con l’eleganza che compete ad un genere in cui la “popolarità” dei soggetti non va confusa con l’approssimazione delle esecuzione.

Co-officiante della liturgia belcantista Corrado Rovaris, gentiluomo della bacchetta, che alla testa della sempre più brava Orchestra del Teatro Petruzzelli – onore al corno solista – si rende protagonista di una prova maiuscola non solo accompagnando, o meglio dialogando, con la sacerdotessa ma concertando con ricchezza di colori e ricercatezze dinamiche gli impaginati strumentali, primo tra tutti l’Intermezzo delle Boda de Luis Alonso, ma scavando a fondo anche nell’ouverture della Favorite.

Successo travolgente e, come bis, un “Casta diva” autenticamente lunare e giocato dalla Orpesa su un suggestivo gioco di trasparenze.

Corollario extralusso della serata il Premio “Celletti” consegnato a quel monumento del Novecento musicale che è Richard Bonynge.

Alessandro Cammarano
(2 agosto 2021)

La locandina

SopranoLisette Oropesa
DirettoreCorrado Rovaris
Orchestra del Teatro Petruzzelli

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