Verona: icone e (ri-)proposte per il Roberto Bolle and Friends 2021

In un momento storico in cui l’arte e la creatività, in tutti i loro aspetti, sono tra i settori più compromessi in epoca post (?) CoVid, stiamo assistendo parallelamente all’indiscussa supremazia del nostro paese in moltissime discipline sportive.

E non è forse corretto che all’unica disciplina che rappresenta il connubio fra arte scenica e sport venga resa giustizia?

Roberto Bolle e i suoi “amici” riescono a dare un perfetto esempio di quanto la danza in Italia non voglia essere accantonata o addirittura dimenticata, con un regalo per il pubblico per nulla pretenzioso e ben confezionato. I danzatori ospiti donano allo spettatore l’interpretazione di alcuni tra i migliori brani tratti dai balletti classici più famosi, a cui si alternano anche coreografie di neoclassico e contemporaneo nelle quali si esibisce l’étoile nazionale.

La scenografia sul palco dell’Arena si presenta semplice ma d’effetto, con due grandi schermi laterali e uno schermo centrale che proiettano immagini e fondali, ma (ahimé) non riprese dal vivo dei danzatori.

Lo spettacolo viene introdotto con un breve video, un saluto con il quale il nostro artista condivide con il suo pubblico riflessioni cariche di malinconia riguardo il difficile periodo che la danza sta affrontando, ma anche parole piene di speranza per una rapida ripresa.

La prima coreografia presentata è il famoso Pas de trois da Il Corsaro, su musica di Riccardo Drigo, eseguita dalla ballerina olandese Maia Makhateli, ospite dal Dutch National Ballet di Amsterdam, accompagnata da Nicola Del Freo, uno dei ballerini solisti del Teatro alla Scala, e da Bakhtiyar Adamzhan, dell’Astana Ballet di Astana, nel ruolo dello schiavo Ali, il quale si rivela energico e sbarazzino tanto quanto il personaggio che interpreta, a discapito, però, di una tecnica meno impeccabile rispetto ai suoi due partner.

Non può dirsi la stessa cosa del “boss”: Roberto Bolle si esibisce nel Pas de deux Thäis, con la giovanissima Agnese Di Clemente, solista del Teatro alla Scala, che vediamo danzare sulle punte, adattandosi perfettamente all’eleganza della musica di Jules Massenet. Roberto Bolle danza come porteur della sua partner per gran parte della coreografia, ma non manca di deliziarci con il suo stile inconfondibile e con le sue linee perfette.

Segue uno dei brani più iconici del balletto classico, il Pas de deux dal III Atto de Il Lago dei Cigni, interpretato dai due solisti del Teatro alla Scala, Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, che ci regalano uno dei momenti migliori dell’intero spettacolo. La coppia (anche nella vita) si emoziona interpretando il balletto quasi quanto il pubblico che li ammira eseguire la coreografia di Marius Petipa, trasportando gli spettatori nella magia di quest’incontro pieno di forza e sensualità.

Unica (per quanto trascurabile) nota dolente? Nicoletta Manni, delicata ed elegante, seppur presenti ottima tecnica e indiscutibile presenza scenica, ci mostra una Odile forse meno convincente rispetto ad altri ruoli da lei interpretati, come l’eterea Giselle del II Atto del balletto romantico per eccellenza.

Lo spettacolo continua con un altro Pas de deux all’insegna della sensualità, ma questa volta contemporaneo: L’altro Casanova, nel quale Bolle viene affiancato da Virna Toppi, già sua partner nel programma Rai Danza con me, anche lei solista del Teatro alla Scala, la quale si ripresenta come la sua perfetta controparte femminile, offrendoci bellezza e vibrante fisicità di due corpi che si intrecciano sulle note di Antonio Vivaldi.

Lo spettacolo continua alternando coreografie di danza classica e contemporanea, con i due brani classici tratti dal poco conosciuto Gran Pas Classique e dal più famoso III Atto del Don Chisciotte, il primo danzato da Valentine Colasante e da Paul Marque, entrambi ballerini dell’Opéra National de Paris, il secondo da Liudmila Konovalova, del Wiener Staatsballet di Vienna e da Bakhtiyar Adamzhan, il quale non perde occasione di esibire nuovamente il suo temperamento scenico, sfoggiando con orgoglio una tecnica forte ed esplosiva.

Tra i due balletti classici assistiamo al misterioso Canon in D Major, un’esibizione di contemporaneo su musica di Johann Pachelbel e Otto Bubeníček con coreografia di Jiři Bubeníček, dove vediamo Bolle in una performance dal significato criptico, ma che evidenzia le indiscutibili doti fisiche e interpretative anche degli altri due protagonisti che rivediamo in scena, Timofej Andrijashenko e Nicola Del Freo, due tra i migliori ballerini solisti del Teatro alla Scala.

Si chiude con la coreografia più d’impatto ed originale di tutto lo spettacolo, ideata da Massimiliano Volpini: Dorian Gray, nella quale Bolle viene accompagnato dal violinista Alessandro Quarta. Il ballerino interagisce con una fotocamera e con uno schermo aggiunto alla scenografia, che simboleggia lo spettrale ritratto che affligge il protagonista, accompagnato da una musica struggente ed evocativa, sul tema della Passacaglia di H.I.F. Von Biber, in un’interpretazione intensa e drammatica, con una punta di sano narcisismo, che mette nuovamente in risalto le sue indiscutibili doti artistiche.

Tra coreografie iconiche e (ri-) proposte meno conosciute, termina così l’atteso ritorno sulle scene della nostra icona nazionale, accolto positivamente dal pubblico, in una standing ovation di venti minuti di applausi, dovuta forse (o soprattutto) alla “voglia di danza” di noi spettatori, felici di godere, finalmente, di uno spettacolo a cui forse piace vincere facile, ma di indiscutibile qualità.

Michele Carmone
(2 agosto 2021)

La locandina

Gala Roberto Bolle and Friends 2021
Roberto BolleTeatro alla Scala, Milano
Bakhtiyar AdamzhanAstana Ballet, Astana
Timofej AndrijashenkoTeatro alla Scala, Milano
Valentine ColasanteOpéra National de Paris
Nicola Del FreoTeatro alla Scala, Milano
Agnese Di ClementeTeatro alla Scala, Milano
Liudmila KonovalovaWiener Staatsballett, Vienna
Maia MakhateliDutch National Ballet, Amsterdam
Nicoletta ManniTeatro alla Scala, Milano
Paul MarqueOpéra National de Paris
Virna ToppiTeatro alla Scala, Milano
E con la partecipazione del Maestro Alessandro Quarta

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