Martina Franca: Olga Peretyatko, l’essenzialità del Belcanto

Un concerto intimo che rimanda ad un’atmosfera salottiera, quest’ultima intesa nella più alta accezione del termine, quello proposto nell’ambito dei Concerti di Belcanto al Festival della Valle d’Itria da Olga Peretyatko e Giulio Zappa.

Il soprano russo possiede tutti gli atout propri della diva, ma decide di non giocarli ponendosi nei confronti del pubblico in un atteggiamento diametralmente opposto e vincente; canta per l’uditorio, si dà completamente ma senza mai eccedere, sempre attenta a non uscire dal sentiero della musica, che assennatamente percorre, per intraprendere quello dell’attitude che catturerebbe l’attenzione per un momento senza tuttavia nulla aggiungere all’interpretazione.

Cantante intelligente la Peretyatko, insieme a Giulio Zappa che si conferma non solo tra i più valenti e sensibili accompagnatore ma qui come autentico coprotagonista.

Le due mélodies di Fauré che aprono il concerto vivono qui di sospiri, di piccoli accenni eppure sono rese con profondità d’intenti; convince in particolare “Aprés un rêve”, lieve come un battito d’ali di falena.

Al couplet di Antonia “Elle a fui la tourterelle”, dagli offenbachiani Contes d’Hoffmann, che trova piena espressione in una linea di canto morbida, segue “Me voilà seule dans la nuit” dai Pêcheurs de perles resa con trasognata interiorità.

La prima parte del recital si chiude all’insegna del repertorio russo, che è qui intensamente vissuto.

Particolarmente ben risolte le quattro romanze di Nicolai Rimsky-Korsakov, con su tutte l’impervio “Vocalise” seguito da “Vesennije vody”, risolta in uno slancio di gioia in certo qual modo trattenuto.

Solo Belcanto nella seconda parte, con Rossini e Donizetti a farla da padroni.

Qui la voce della Peretyatko si espande, le agilità vengono esibite con sicurezza e gli acuti con la giusta parsimonia. Dopo una sapida Norina, con la sua aria d’ingresso “Quel guardo il cavaliere” resa senza eccessi di brio e lontana da qualsiasi stereotipo, è la volta del grande cantabile dell Bolena; qui il canto si fa meditazione e le eco di ricordi lontani si risolvono in suadenti mezzevoci.

Delle due pagine rossiniane preferiamo la straniante “Sombre forêt” dal Guillaume Tell, dove la Peretyatko sfoggia colori maliosi; interessante l’approccio a Semiramide che nella sua cavatina e cabaletta appare più come una giovane innamorata che non come una regina volitiva.

Lodi incondizionate a Giulio Zappa che, come dicevamo, è molto più che un accompagnatore; tocco serico, perfetta sintonia col canto, ricchezza di accenti, capacità di respirare insieme alla solista sostenendola in ogni momento in una continua osmosi virtuosa.

Zappa è delizioso nella “Valse caressante” P031 n. 4 di Ottorino Respighi, della quale coglie acutamente lo spirito tra l’ironico e il boulevardier che la caratterizzano, rendendola all’ascolto con un fraseggio pungente.

L’ Arabeske op. 18 di Schumann beneficia, nell’interpretazione di Zappa, di un suono morbidamente meditato, capace di rendere la solarità del primo tema, per cedere il passo alla malinconica introspezione del secondo, il tutto in una costante ricerca di accenti e colori.

Successo pienissimo e tre bis, tra i quali spicca un perfetto Bacio” di Arditi.

Alessandro Cammarano
(29 luglio 2019)

La locandina

SopranoOlga Peretyatko
PianoforteGiulio Zappa
Programma:
Gabriel Fauré
“Les roses d’Ispahan” op. 39 n. 4 “Après un rêve” op. 7 n. 1
Jacques Offenbach
“Elle a fui, la tourterelle” da Les contes d’Hoffmann
Georges Bizet
“Me voilà seule dans la nuit” da Les pècheurs de perles
Ottorino Respighi
“Valse caressante” P031 n. 4
Nicolai Rimsky-Korsakov
“Plenivshis rozoj solovej” (“L’usignolo”) op. 2 n. 2
Sergei Rachmaninov
“Vocalise” op. 34 n. 14
“Ne poj, krasavica, pri men”
(“Oh, non cantarmi, mia bella”) op. 4 n. 4 “Vesennije vody”
(“Acque di primavera”) op. 14 n. 11
Gaetano Donizetti
“Quel guardo il cavaliere” da Don Pasquale “Piangete voi” da Anna Bolena
Robert Schumann
Arabeske op. 18
Gioachino Rossini
“Sombre forêt” da Guillaume Tell
“Bel raggio lusinghier” da Semiramide

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