Milano: Currentzis e il Requiem di Verdi per la Società del Quartetto

La chiesa di San Marco in Milano è luogo di memorabili eventi come la prima esecuzione assoluta della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi avvenuta nel maggio del 1874.

Torna a risuonare per la Società del Quartetto una delle pagine sacre più ispirate e controverse del genio di Busseto, questa volta con l’orchestra e il coro musicAeterna dell’opera di Perm diretti dal loro fondatore Teodor Currentzis.

Tralasciando l’apparato scenografico -grottesco e di dubbio gusto- delle maestranze in tonaca monacale e la declamazione del ventiquattresimo capitolo del Vangelo Secondo Matteo (rigorosamente in latino), ciò che ha catalizzato immediatamente l’attenzione del pubblico immergendolo in un silenzio di profonda spiritualità è stato l’attacco rarefatto dei violoncelli.

Pianissimi impercettibili, messe di voce inattese, crescendo emotivi distribuiti sapientemente, sonorità scure -a tratti torbide- tensioni e sospensioni improvvise hanno caratterizzato la personalissima, spericolata ed emozionante lettura di Currentzis. Una lettura, la sua, che non si inserisce nel solco della tradizione ma che nell’indagare il mistero della morte mette in luce violentemente l’eterno conflitto verdiano fra l’uomo e il divino dal quale traspare la disarmante e fragile umanità.

Se i pianissimi iniziali sono stati presagio di un’entità trascendentale, nel Lacrimosa, le cui sonorità viscerali parevano musorgskijane, si è aperto un varco di lacerante e disperata implorazione. Sorprendente e interessante la trasparente articolazione con cui sono stati trattati i passi fugati del Sanctus e del Libera me grazie a un coro che vibrava più nello spirito che vocalmente.

I solisti, forgiati nelle intenzioni di Currentzis, hanno affrontato la parte con un’impostazione vocale prettamente slava. Più a loro agio le voci femminili rispetto a quelle maschili, si sono distinte il mezzosoprano Ève-Maud Hubeaux non solo per bellezza timbrica ma anche per accento e fraseggio. Convincente la prova del soprano Zarina Abaeva, nonostante alcuni problemi di intonazione soprattutto nei pericolosissimi pianissimi richiesti, più deboli il tenore Dmytro Popov il cui canto esteriore era spesso spinto, e il basso Tareq Nazmi la cui pasta vocale è risultata spesso intubata.

Un lungo silenzio al termine dell’ultimo sussurrato Libera me, nessun applauso mentre le maestranze hanno sfilato lungo la navata centrale.

Uscendo, avvolti dalla fiumana di gente che affollava il Fuorisalone milanese, molti i commenti, le riflessioni, le perplessità… di certo un Verdi insolito al quale è impossibile rimanere indifferenti e che convince proprio perché rivelato da Currentzis da un’altra angolatura.

Gian Francesco Amoroso
(12 aprile 2019)

La locandina

DirettoreTeodor Currentzis
SopranoZarina Abaeva
MezzosopranoÈve-Maud Hubeaux
TenoreDmytro Popov
BassoTareq Nazmi
musicAeterna
Orchestra e coro dell’Opera di Perm
Programma:
Giuseppe Verdi
Messa da Requiem per soli, coro e orchestra

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