Monaco: nel Falstaff trionfa Mariotti

Il teatro nel teatro, o il rovesciamento della rappresentazione, ai tempi del Covid-19 non avviene più di qua/di là della quarta parete. Per il semplice motivo che non c’è, per il momento, un pubblico in presenza che faccia da punto di riferimento. Tocca alla tecnologia creare e rendere plausibili anche questi dispositivi di regia, ed è una sfida stuzzicante, anche problematica. Sono le nuove, complicate coordinate dello “straniamento”.

Per esempio, alla Bayerische Staatsoper di Monaco, il Falstaff che ha debuttato mercoledì sera in live streaming sembra procedere quasi interamente dentro a una logica tradizionale di opera ripresa sulla scena, sia pure nell’ambito di una narrazione registica non propriamente abituale. Accade però che alla conclusione, nel momento in cui la notte degli inganni e delle beffe nel parco di Windsor sfocia nella definitiva sconfitta di Falstaff, nelle nozze a sorpresa dei giovani amorosi Fenton e Nannetta e soprattutto nella morale verdiana affidata alla vertiginosa Fuga di “Tutto nel mondo è burla”, la rappresentazione in quanto tale cessi. Exit Falstaff, c’è anche un momento di silenzio. Poi lo spettatore viene trasportato improvvisamente – grazie a uno schermo suddiviso in inquadrature multiple, che compare al centro della scena – dentro il recente passato delle prove dell’opera. E intanto i suoi protagonisti reali (tecnici, figuranti, cantanti, alla fine lo stesso direttore) compaiono intorno a quello schermo, affollando il palcoscenico e offrendo per la prima volta il segno del tempo presente: tutti con la mascherina, quello è un assembramento. L’orchestra è ferma, fermi sono i cantanti: quello che si ascolta (e che si vede per via mediatica) è la prova del Finale.

Lo scarto, effettivamente straniante, è il “colpo di teatro” della nuova produzione firmata dalla regista slovena Mateja Koležnik con lo scenografo Raimund Orfeo Voigt e la costumista Ana Savić-Gecan (luci di Tamás Bányai). L’Osteria della Giarrettiera – ma pure la casa delle comari di Windsor – in questo spettacolo è una sorta di albergo-casinò, uno spazio fisso dentro al quale si muovono molto (anche troppo, per la verità) le pareti scorrevoli di cui principalmente consistono le scene, a dividere lo spazio in senso orizzontale e offrire controscene sul fondo, porte che si aprono e si chiudono, ripostigli, armadi e così via. I costumi, forse la parte più accattivante della messa in scena nel loro programmatico quanto sgargiante cattivo gusto, sembrano collocare la vicenda negli anni Sessanta all’americana. Ford si veste come un petroliere texano, Falstaff è un attempato bon-vivant che prova a sparare le ultime cartucce, avido e legato al denaro più di quanto insegua le sottane, circondato da tamarri e sopraffatto da un gruppo di dame che la sanno molto più lunga di lui. E infatti Quickly gli reca in dono reperti di biancheria intima delle due signore…

Coerentemente, le vicende notturne intorno alla quercia di Herne hanno tutta l’aria di un datato varietà in stile Las Vegas (coreografia Magdalena Reiter): piume, pailettes, boys che danzano appoggiandosi ai bastoni. Una caricatura nella caricatura (Koležnic ha raccontato di essersi ispirata alla Grande bellezza di Paolo Sorrentino) che rende anche più stridente il contrasto con il colpo di scena conclusivo.

Nell’insieme, lo spettacolo appare minuziosamente “pensato” ma forse anche per questo piuttosto freddo, non particolarmente coinvolgente. Né il suo ritmo corrisponde all’impulso cinetico e quindi drammaturgico che Michele Mariotti, al debutto nel titolo, imprime alla sontuosa partitura ultima di Verdi. Il direttore pesarese fa suonare benissimo la Bayerische Staatsorchester, regalando frammenti di un discorso “sinfonico” all’interno del meraviglioso “continuum” vocale nel quale si sciolgono i vecchi arnesi formali dell’opera italiana. Ne esce un Verdi di singolare “modernità”, che preannuncia il futuro più che ricapitolare le sue esperienze vecchie e nuove: l’originalità e l’unicità di Falstaff.

Wolfgang Koch disegna un Falstaff da sgradevole cialtrone nelle serie Tv americane di una volta, ed è probabilmente quello che gli chiede la regista. Vocalmente, ha linea di canto fluente ma insiste su una caratterizzazione spinta verso la ruvidità, stilisticamente al limite, mentre il lavoro sulla parola rende solo in parte l’ironia e anche l’auto-ironia che pervadono il personaggio. Magnificamente ricco sul piano espressivo e per la brillantezza vocale risulta invece il quartetto delle donne: Elena Tsallagova è una Nannetta molto meno ingenua di quanto si veda e si senta in genere; Judit Kutasi una Mrs. Quickly sorniona eppure tagliente, nella cui linea di canto la caricatura è tenuta a bada da un esemplare controllo; Ailyn Pérez una Alice sensuale e ironica, Daria Prozsek una Meg Page brillante e decisa. Insieme, nel finale del primo atto, queste ottime cantanti offrono alcuni dei momenti migliori dell’opera, integrandosi al meglio nel colore e nel fraseggio.

Fra gli altri, Boris Pinkhasovich disegna con bella definizione timbrica un Ford irruente e stolido, mentre Galeano Salas, che peraltro canta assai bene, propone un Fenton meno lirico di quanto normalmente si ascolti. Ottimi nella caricatura mai oltre il limite, ma affilata e irridente come si conviene, Timothy Oliver e Callum Thorpe (Bardolfo e Pistola), adeguato anche Kevin Connors nei panni del Dottor Cajus. Istruito da Stellario Fagone il coro, impegnato nel terzo atto.

Dopo la diretta streaming gratuita, il Falstaff di Monaco è disponibile on demand a pagamento, dal 5 dicembre e per la durata di un mese, sul sito della Bayerische Staatsoper.

Cesare Galla
(2 dicembre 2020)

La locandina

DirettoreMichele Mariotti
RegiaMateja Koležnik
SceneRaimund Orfeo Voigt
CostumiAna Savić-Gecan
CoreografiaMagdalena Reiter
Personaggi e interpreti:
Sir John FalstaffWolfgang Koch
FordBoris Pinkhasovich
FentonGaleano Salas
Dr. CajusKevin Conners
BardolfoTimothy Oliver
PistolaCallum Thorpe
Mrs. Alice FordAilyn Pérez
Nannetta Elena Tsallagova
Mrs. QuicklyJudit Kutasi
Mrs. Meg PageDaria Prozsek
Orchestra e coro della Bayerische Staatsoper
Maestro del coroStellario Fagone

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