Netrebko Diva e Donna: trionfo di un Personaggio che mostra la Persona!

Nell’ambito dei Concerti Straordinari Autunno 2020, il  Teatro alla Scala ha ben pensato di offrire al suo pubblico un appuntamento con uno dei personaggi più desiderati e seguiti di oggi: il 21 ottobre 2020, circa un mese dopo la brutta esperienza col COVID-19, Anna Netrebko riprende la sua fiorentissima attività con una serata dedicata all’Opera italiana assieme all’Orchestra del Teatro alla Scala diretta da Riccardo Chailly.

Programma intenso e calibrato in funzione di un’attesa celebrazione della Diva che non ha mancato di esserci da parte del pubblico assetato di emozioni che gremiva tutti i posti disponibili: un successo d’altri tempi, sia per il Teatro che per i protagonisti in campo.

Serata tutta in crescendo, sia per partecipazione che per qualità musicale, che si è aperta con la Sinfonia dall’ Aida di Giuseppe Verdi: come noto, lo stesso Verdi, che aveva approntato questa Sinfonia per la prima scaligera in sostituzione del ben noto Preludio, ritirò a seguito di un’audizione privata la stessa. Si potrebbero fare mille congetture a riguardo ma la considerazione che più sovviene a seguito dell’ascolto dell’altra sera è che sia una Sinfonia strutturata in maniera ben ardua da rendere: formalmente riporta più e più elementi topici riferibili alla drammaturgia musicale (“Canto dei sacerdoti”, “il canto di Aida”, “la gelosia di Amneris”) e, proprio per questo, se proprio si ha al volontà di riportarla in auge contrariamente alle disposizioni dell’autore in uno spirito di riscoperta filologica, bisognerebbe immaginare colori, profumi ed esotismi “a tavolino” che si rendano slancio e pulsione, laddove una lettura schematica nel perfetto rispetto delle parti e nella loro valorizzazione verticale rischia di giustificare ancor di più l’eliminazione dalla prassi esecutiva della Sinfonia.

Le prime parti scaligere, come tutta l’Orchestra del resto, sanno rendere giustizia ai loro passi in modo “illuminato” e “illuminante”.

Il programma prosegue, quindi, con “Ritorna vincitor” (sempre da Aida) dove fa il suo ingresso Netrebko. Un abito bellissimo, scelto evidentemente in accordo coi colori della sala, dal quale si staglia il passo di chi sa di essere leonessa innanzi alla foresta e che dimostra, sin da subito, che quella in corso è la sua serata; arriva, apre bocca, fa tutto ciò che crede (perché attraverso il suo mezzo vocale ampissimo può eccome!): personalizza in modo totalizzante le parole che così risultano esclamate da scultorea fibra ed ugualmente fa con la musica e il senso, tirando giù il teatro. La firma da Diva la conferma anche nella proposta successiva: “Tu che le vanità” dal Don Carlo viene resa in una maniera anche qui molto personale; contrariamente a quanto prescritto (tutta l’Aria andrebbe scorsa come un ideale crescendo di pathos) la scelta è quella di svelare sin da subito l’impronta di un fuoco incessante di dramma (senza però venir mai meno nei pianissimo che contrastano così con ancor più effetto) e dando nella ripresa finale una passionante serie di sussulti ancor più incisivi che, anche stavolta, trascinano il pubblico.

“La Danza delle Ore” dalla Gioconda di Amilcare Ponchielli ci concede un momento di pausa rispetto alla fibra drammatica del programma e, con ottima resa ed attenzione speciale ai rilievi musicali in Partitura, ci da modo di poter apprezzare ancora una volta lo stato di grazia degli scaligeri. È con “Suicidio!” che si ha una resa completa di idea musicale originale e grande resa della stessa da parte dell’interprete: dall’incipit (che trafigge come lama di coscienza) sino alle ultime parole (“di dormir queta dentro l’avel” pronunciate quasi parlando, quindi senza mai smettere di cantare da Grande) non c’è momento in cui non ci si interroghi se il fatto artistico stia avvenendo sul palcoscenico o se sia, a tutti gli effetti, entrato anche dentro di noi: chapeau!

Dopo un intervallo breve, in cui fa piacere e rincuora il ritrovare sguardi che da mesi non si erano più incrociati (eh sì, perché oggigiorno sappiamo bene che guardarsi negli occhi e basta è uno dei duri, e forse sani, insegnamenti che stiamo imparando), si riprende col Preludio dell’Atto IV di Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea: Chailly qui offre una prova magistrale, nulla è al caso e la temibile gestione timbrico-dinamica di certi dettagli resa con così tanta immaginazione e densità di pensiero lasciano soddisfatto anche l’orecchio e la testa più esigenti. Segue “Poveri fiori” (sempre dalla medesima opera) con altro bagno di applausi, altrettanto per il Preludio dell’Atto III della Madama Butterfly di Giacomo Puccini e “Un bel dì vedremo”.

Per questa serie di tre proposte, più riserve che convincimenti; in particolare: non basta far sentire le atmosfere di un immaginifico Giappone attraverso la valorizzazione di certi strumenti, ci vuole un respiro che sia lungo tale da poter godere nell’insieme di tutti questi dettagli senza penare di doverli riconoscere volta per volta; altrettanto, vero che ognuno sente la Musica come crede ma, immaginare che una ragazzina adolescente possa esibire sicurezza quasi da dominatrice nei confronti di un uomo a cui è sottomessa a tutti i livelli pare alquanto inverosimile.

Cambio di registro per i due ultimi brani in programma che fanno giustamente impennare la curva di gradimento. Intermezzo dell’Atto III della Manon Leascaut di Giacomo Puccini reso in maniera sublime: ricerca timbrica e pensiero circolare si sposano in un risultato che per Chailly e tutti i suoi merita anche qui uno “chapeau!”. “Sola… perduta, abbandonata” che segue è una firma di eccellenza. C’è tutto e si dimentica la dimensione di ascolto per settori grazie ad un trasporto che Netrebko riesce a condurre, sia vocalmente che musicalmente in maniera straordinaria: anche qui le ultime parole sono determinanti, “non voglio morir…” diviene un grido nel silenzio che squarcia ed annienta.  Qui alzarsi in piedi diviene d’obbligo, non farlo sarebbe negare l’evidenza. Così, orari permettendo, viene pure concesso un Bis: “Quando m’en vò”, il celebre Valzer di Musetta che Netrebko fa suo lasciando una firma interpretativa caratterizzante… Puccini lo vuole chiuso in leggero staccato, Netrebko, dopo un lunghissimo stratosferico acuto in pianissimo, vuol dar prova di aver fiato ancora e, così, l’ultima nota la tiene, e il pubblico va in delirio. Teatro giù per terra, applausi infiniti, tanta voglia di vivere nell’aria che ognuno di noi porta a casa con grinta e speranza. Grazie.

Antonio Smaldone
(21 ottobre 2020)

La locandina

Soprano

Anna Netrebko
DirettoreRiccardo Chailly
Programma:
Giuseppe Verdi
Aida
Sinfonia
Ritorna vincitor
Don Carlo
Tu che le vanità
Amilcare Ponchielli
La Gioconda
Danza delle Ore
Suicidio!
Francesco Cilea
 Adriana Lecouvreur
Poveri fiori
Giacomo Puccini
 Madama Butterfly
Preludio Atto III
Un bel dì vedremo
Manon Lescaut
Intermezzo Atto III
Sola… perduta… abbandonata
Orchestra del Teatro alla Scala

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