Nicola Marchesini tra Sacro e Profano

Incontriamo, sempre virtualmente, il controtenore Nicola Marchesini, che racconta se stesso, il suo percorso e i suoi progetti.

  • Hai iniziato a cantare da bambino; quando hai capito che del canto avresti fatto una professione?

Ho iniziato a cantare a 6 anni. A 7, sono entrato a far parte del coro delle voci bianche dell’Arena di Verona debuttando a 8 nel ruolo del Pastorello nella Tosca di Puccini .

Ho capito che il canto sarebbe stata la mia vita ed il mio lavoro quando ebbi l’incontro folgorante che mi cambiò la mia vita artistica con Lucia Valentini Terrani. Da quell’incontro capii che non avrei più dubitato quando commossa mi disse: «Non devi scegliere se cantare, sei nato per fare il cantante».

  • Hai trovato maestri che ti hanno incoraggiato sulla via del barocco o qualcuno ha avuto riserve sulla tua voce?

La mia più grande fortuna – ricordo che alla fine degli anni 80 in Italia non c’era questa grande cultura di vocalità e musica barocca –  fu di trovare il mio maestro di canto Sherman Lowe, Americano di nascita e con una cultura vocale straordinaria, che aveva già avuto modo di lavorare con altri falsettisti. In America evidentemente già molto prima di quegli anni, le opere barocche venivano rappresentate con i registri vocali per cui erano state scritte, al contrario dell’Italia dove i ruoli scritti per castrati venivano ancora assegnati alle donne. Con lui, ho studiato la tecnica vocale per molti anni. Per capire e risolvere alcuni problemi dei centri propri di questo registro ho avuto il piacere ed il grande onore di poter studiare con Mara Zampieri una professionista eccelsa per tutto quello che ci ha dato artisticamente, una donna che mi ha donato molto sia a livello tecnico che umano.

A queste due grandi persone e professionisti seri devo praticamente tutto quello che sono artisticamente, non dimenticandomi di Rene Jacobs con cui ho studiato a Parigi e che mi ha fatto facendomi in festival internazionali importanti come Innsbruck o Radio France e portandomi in teatri come la Monnaie a Bruxelles.

  • Non è da molto che il registro di controtenore è compreso in Italia, mentre all’estero i falsettisti sono autentiche star; secondo te perché?

Quello del “problema “della poca conoscenza del registro dei falsettisti in Italia parte, secondo me, prima di tutto dalla poca conoscenza che gli appassionati hanno di questo tipo di repertorio e anche da alcuni addetti ai lavori, non preparati in materia. Quando cominciai a fare le prime audizioni e Concorsi internazionali (11 primi premi assoluti) , parecchi direttori Artistici sovraintendenti, anche qualche direttore d’ orchestra e agenzie, dubitavano di un tipo di vocalità come la mia. All’epoca, mi dispiace dirlo, tentavano di esibirsi “cantanti” che facevano del falsetto un modo per mettere in scena solo se stessi. Comunque, pur con qualche problema, sono stato molto fortunato per la fiducia, stima che si protrae ancora ora da parte degli addetti ai lavori.

  • Il tuo repertorio spazia dal Barocco al contemporaneo; quali i tuoi autori preferiti e perché?

Ho avuto modo di poter cantare parecchi autori ma la mia passione e amore smisurato si focalizza su Vivaldi, Pergolesi, Bach per la musica sacra e poi Händel, Mozart e Rossini. Riguardo ai primi tre credo che la loro scrittura sacre sia balsamo per le corde vocali; mi sono congeniali mi infondono un senso di riposo spirituale oltre che fisico quando li interpreto. Per quanto riguarda Mozart e Händel sono al primo posto per i ruoli scritti pensati per il temperamento e per la possibilità di trovare colori vocali o modi di esecuzione sempre diverse; inoltre li sento particolarmente adatti, oltre che non faticosi, per la mia voce.

Rossini invece è un sogno che si è realizzato anche se per poche volte. Autore che ha scritto seppur solo due opere e una cantata per falsetttista, musicista conscio di cosa scriveva per i castrati. Il mio Condulmiero nel Maometto Secondo e Roggero nel Tancredi trovano testimonianza in 2 Dvd.

All’epoca prima  di accettare queste due sfide – per me per la critica e per il pubblico – fui titubante e rispettoso di quello che l’autore aveva indicato. Due ruoli talmente distanti, uno, quello di Condulmiero da sopranista e l’altro quello di Roggero da mezzosoprano. Fui confortato dagli allora direttori artistici, per la Fenice Sergio Segalini e per il Maggio Musicale Fiorentino Gianni Tangucci sicuri che sarebbe andato tutto per il meglio. Subito dopo sarei andato alla Scala x cantare nel Dido & Arneas ruolo di contraltista puro.

Col senno di poi, devo ringraziarli con devozione per avermi regalato due sogni che pensavo irrealizzabili.

  • Cosa ne pensi delle incursioni in personaggi espressamente scritti per soprani o contralti “en travesti”? Ad esempio Arsace o a Tancredi.

Sono sicuro che i ruoli “en travesti” rossiniani siano scritti per mezzosoprano; comunque la speranza di poter incontrare sul palco Tancredi o Arsace non è ancora svanita, mi sentirei pronto per una nuova sfida…mai dire mai!

  • Ho sempre trovato che la tua voce sia particolarmente adatta al repertorio sacro. Sbaglio?

La mia voce è nata e cresciuta se così si può dire con la musica sacra. Ne ho e ne canto tanta. Ho la fortuna di aver avuto due grandi modelli di contralti donne che mi hanno insegnato e mi insegnano tanto solo ascoltando parlo di Sara Mingardo e Lucia Valentini Terrani, oltre a direttori d’orchestra che mi hanno insegnato a leggere oltre le note. La musica sacra attraverso il colore , la morbidezza e l’intensità emotiva fa sì che si spogli di se stessi e metta in luce la vera natura vocale e spirituale dell’interprete. Sostengo sempre che per cantare bene l’opera bisognerebbe cantare tanta musica sacra

  • I tuoi progetti per il futuro?

Situazione attuale permettendo, riprendo i concerti che ho dovuto sospendere nelle sale da concerto delle capitali del nord Europa.
C’è in preparazione un’Orfeo di Gluck per fine anno in Francia e l’uscita del cd dal titolo Elegia con arie del mio Hendel con annesso il tour promozionale del cd.Prossimo progetto in evoluzione un’incisione con diverse Ave Maria dal repertorio del Rinascimento ai giorni nostri.

Alessandro Cammarano

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