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Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, in coproduzione con il Teatro Sociale di Rovigo, chiude la Stagione Lirica 2019 al Teatro Verdi di Padova.

Mozart si mise in viaggio per Praga a settembre del 1787, lo accompagnava Konstanze; partirono in carrozza “La vettura arancione reca dipinti sopra e intorno agli sportelli mazzetti di fiori a colori naturali, ha i bordi filettati d’oro ma non è verniciata con la lucida lacca cara all’attuale carrozzeria viennese, né ha la cassa tanto panciuta bensì rientrante… […]

Gli anni passano e il grande labirinto rotante di porte e damaschi fisicamente scricchiola sotto il peso del tempo. Le fondamenta restano però solide, e dopo ben nove anni l’allestimento della “triade” […]

Rapide, febbrili, concitate scorrono le note nel Don Giovanni di Damiano Michieletto. Il regista pone la vicenda in uno sbiadito e livido tardo barocco tra piano fisico e metafisico in cui le ombre, reali e metaforiche, dominano le pareti damascate della scena.

Don Giovanni e biondo, esile e longilineo, nel finale lo si spoglierà di tutto lasciandolo affrontare il mondo degli inferi poco vestito mentre gli altri gli fanno la morale. Leporello si rapporta con il padrone da pari a pari, spesso avendo la meglio. Donn’Anna è una donna isterica prima ancora del tentativo di stupro (vero? falso?) e segue l’ombra del padre con devozione quasi feticistica.