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Robert Wilson Otello

Con Zubin Mehta e l’Otello di Verdi si è concluso il Festival di Pasqua del Festspielhaus di Baden-Baden, celebre festival della cittadina termale nel sud-ovest della Germania.

Dallo spazio antiteatrale del Farnese di Parma al palcoscenico di un teatro classico; Le trouvère torna ad essere l’originario Trovatore, che Robert Wilson rimonta– per l’inaugurazione di stagione del Teatro Comunale di Bologna – conferendo al tutto un’atmosfera di compiuta intimità, che risalta ancor di più nello spazio concluso della sala del Bibiena.

Robert Wilson all’Olimpico non è un evento, nel senso pacchiano e vuoto del termine, oggi dilagante. È un momento di teatro integrale, un’occasione contemporanea – qui le categorie dell’innovazione e dell’avanguardia lasciano il tempo che trovano – per confrontarsi con un mito fondante della cultura occidentale e per interagire con esso, pubblico e interpreti insieme, nel luogo del “teatro nascente”, dove per la prima volta Edipo fu rappresentato 433 anni fa.

Abbiamo assistito ad una prova di  teatro in musica inteso come rito, una celebrazione in cui l’officiante, forse meglio dire gli officianti, fa sì che chi assiste trovi dentro di sé le risposte che cerca; come in una seduta psicoanalitica che porti all’emersione dell’inconscio e di conseguenza alla risoluzione del problema.

Tre i titoli di punta di questo Festival, a cui si affianca la produzione bussetana di Un giorno di regno, che nasce con e per i giovani in collaborazione con il Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, e tre registi estremamente diversi tra loro ma tutti capaci di esprimere un concetto personalissimo di teatro in musica.