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Nei due titoli dello spettacolo, la rarità era costituita dallo “Scherzo comico” Il parlatore eterno, vero e proprio “divertissement” firmato nel 1873 da Amilcare Ponchielli in coppia con il librettista Antonio Ghislanzoni, che un paio di anni prima aveva dato a Verdi il testo di Aida. In tempi moderni, risulta che l’operina sia stata rappresentata soltanto un’altra volta, nel 2006.

La scena s’apre sotto una luce verde, di un verde metallico, ospedaliero. I cantanti s’aggirano sul palcoscenico muniti di guanti colorati, cuffiette, mascherine, tute da infermieri e persino maschere da snorkeling riadattate per ventilare i malati di Covid-19.

Posto che il Trittico di Giacomo Puccini – nella sua interezza – appartiene a una consuetudine rappresentativa tramontata da tempo, il suo “spacchettamento” consente soluzioni diversificate, talvolta curiose e originali. Al Filarmonico di Verona, ad esempio, l’ultimo spettacolo della stagione lirica aveva il suo piatto forte in Gianni Schicchi, preceduto con scelta probabilmente inedita da Il maestro di cappella.