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Inaugurazione all’insegna dello status quo quella del novantaseisimo Opera Festival all’Arena di Verona. Dopo una mezz’ora “istituzionale”, con la deposizione di un mazzo di rose rosse su una poltrona di platea vuota a ricordo delle vittime di femminicidio, l’intervento della Sovrintendente Cecilia Gasdia comprensibilmente emozionata e la lettura, anche in traduzione tedesca, del messaggio del Presidente della Repubblica, si accendono le luci sulla nuova produzione di Carmen di Hugo De Ana, che firma come di consueto regia, scene e costumi.

Si sono visti e si vedono molti modi di fare il sovrintendente di un teatro d’opera. Ci sono stati e ci sono quelli che decidono tutto da soli e quelli che delegano. Quelli che parlano solo con i politici, o con i giornalisti, e quelli che preferiscono il dialogo con il loro staff. Per quanto sembri strano, ci sono stati e ci sono perfino quelli che ascoltano. Ma questo non è ancora decisivo. Il problema infatti è “chi” ascoltano.

Bach è l’Alfa e l’Omega. La serata comincia da lì – Preludio in Do diesis maggiore dal primo Libro del “Clavicembalo ben temperato”, suonato tale e quale è scritto, con la sua melodia ondeggiante ma ben ancorata ad alcuni rassicuranti riferimenti armonici; e finisce lì – Fuga in La minore dal secondo Libro, ugualmente in purezza, con quel piccolo tema di quattro note che rimbalza e s’impenna come un’affermazione di principio, un motto, un “credo”.

Un gruppo d’eccezione per una serata di ritmi trascinanti: e per il Ristori un nuovo sold out. E’ successo l’altra sera quando è salito sul palcoscenico il gettonatissimo complesso inglese dei Swingle Singers, una delle formazioni più agguerrite e collaudate che oggi possano affrontare, con piena cognizione di causa, qualsiasi genere vocale.

Programma molto curioso, sicuramente insolito, ma applauditissimo dal pubblico, quello proposto da I Virtuosi della Scala al Teatro Ristori, nel suo voler assommare i nostri migliori musicisti dell’Ottocento, da Donizetti, a Paganini e Verdi, affratellati dalla forte passione per la musica cameristica.

Ci sono occasioni nelle quali solo il silenzio può esprimere con pienezza l’oceano di emozioni che si susseguono al concludersi di un’esperienza sconvolgente ed insieme appagante. Non un silenzio vuoto, fine a se stesso, ma al contrario un silenzio denso e ricco.

Ecco, il concerto della Philharmonia Orchestra, con Esa-Pekka Salonen sul podio, inviterebbe al non parlare per l’oggettiva impossibilità di trovare parole adatte a descriverne l’incomparabile meraviglia; tuttavia il cronista deve in qualche modo rendere conto di ciò che ha ascoltato, pur rendendosi conto che gran parte di ciò che dirà risulterà insufficiente, se non inadeguato.

Il vallo dell’Arena di Verona, durante le serate d’opera, mantiene ancora un po’ di sana tradizione, conservando come un tempo, un gruppetto di intenditori e di appassionati che amano dissertare sullo svolgimento artistico degli spettacoli. Ascoltandoli si traggono diversi stimoli di giudizio sulle prestazioni canore come classifiche di gradimento.

Verona – Altro importante concerto, quello di martedì 12, ore 20.30 per il Settembre dell’Accademia al Teatro Filarmonico di Verona. Sarà la celebre formazione della Filarmonica di S. Pietroburgo diretta dal maestro Yuri Temirkanov a sostenerlo, col supporto solistico di una pianista emergente e già famosa: la pugliese Beatrice Rana.

Il compositore milanese Alessandro Solbiati con diversi suoi lavori sarà al centro della tre giorni (13, 14, 15 settembre) di musica contemporanea al Teatro Ristori di Verona.

Si apre al Teatro Filarmonico di Verona, Il Settembre dell’Accademia (domenica 3), la nota rassegna sinfonica giunta alla sua XXVI edizione. Otto i concerti in programma -tutti alle 20.30- che vedranno protagonisti alcune delle maggiori orchestre internazionali con i loro direttori e la partecipazione di affermati solisti.