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Occasione assai interessante (e ben costruita, nella sua immediatezza) per capire come sia lo stato delle cose musicali a Est, se è vero che queste due formazioni, in questo momento, sono fra le punte di diamante del concertismo fra Mosca e San Pietroburgo.

Continua il “crescendo” del Festival Internazionale Maria Callas tra Verona e Fiuggi verso il centenario della nascita della Divina.

Nei settant’anni della sua attività, la English Chamber Orchestra ha sempre tenuto una rotta autonoma e perfettamente riconoscibile, quella del rispetto della tradizione esecutiva novecentesca che potremmo definire “storica”, unita a una brillantezza strumentale di sicuro risalto.

Juanjo Mena

Per il suo debutto a Verona, la Orquesta Nacional de España diretta da Juanjo Mena è sembrata non allontanarsi da una certa tradizione folclorica della penisola iberica, quella di grande popolarità che tutti gli appassionati si aspettano di sentire convenientemente illustrata da una formazione che i suoi compositori e la sua musica nazionale li ha nel Dna.

Plácido Domingo, la star planetaria dell’Opera, torna all’Arena di Verona per una settimana di festeggiamenti a lui dedicata nel Festival 2019: direttore d’orchestra, baritono e protagonista della serata evento che ne celebra in un gala i 50 anni dal debutto assoluto in Arena e in Italia. 

Al via Primavera – Music Season in Verona, nuova rassegna del panorama musicale scaligero, organizzata da Gaspari Foundation con il patrocinio del Comune di Verona.

Popolare e folcloristico a sua insaputa – ancorché “compositore di stato” e gloria nazionale con pensione a vita fin dalla prima maturità (e sarebbe vissuto fino a oltre i 90 anni) – il finlandese Jean Sibelius continua a essere un caso nella musica fra Otto e Novecento.

Una manciata di anni separa la Settima Sinfonia di Anton Bruckner, che vide la sua creazione nel 1884 a Lipsia, dalla schönberghiana Verklärte Nacht, eseguita nella sua prima versione per sestetto d’archi a Vienna nel 1902; eppure la distanza fra le due composizioni appare siderale, nonostante l’influenza di Wagner sia ancora marcata in entrambe.

Inaugurazione all’insegna dello status quo quella del novantaseisimo Opera Festival all’Arena di Verona. Dopo una mezz’ora “istituzionale”, con la deposizione di un mazzo di rose rosse su una poltrona di platea vuota a ricordo delle vittime di femminicidio, l’intervento della Sovrintendente Cecilia Gasdia comprensibilmente emozionata e la lettura, anche in traduzione tedesca, del messaggio del Presidente della Repubblica, si accendono le luci sulla nuova produzione di Carmen di Hugo De Ana, che firma come di consueto regia, scene e costumi.

Si sono visti e si vedono molti modi di fare il sovrintendente di un teatro d’opera. Ci sono stati e ci sono quelli che decidono tutto da soli e quelli che delegano. Quelli che parlano solo con i politici, o con i giornalisti, e quelli che preferiscono il dialogo con il loro staff. Per quanto sembri strano, ci sono stati e ci sono perfino quelli che ascoltano. Ma questo non è ancora decisivo. Il problema infatti è “chi” ascoltano.