Tours: ai Concerts d’Automne Bach incontra Pergolesi

I tre appuntamenti conclusivi dell’edizione 2020 del festival Concerts d’automne di Tours sono tutti dedicati a Johann Sebastian Bach (1685-1750), quasi a voler suggerire un punto di rottura con la prima metà della rassegna concertistica che quest’anno ha offerto al proprio pubblico un’ampia carrellata sul virtuosismo romantico. Che alle battute finali si faccia un focus sulla figura di Bach potrebbe dunque sembrare una digressione barocca un po’ fuori luogo. In realtà l’Ottocento romantico fu segnato da una rivalutazione di quelle produzioni artistiche «antiche» che il Secolo dei lumi aveva tacciato d’oscurantismo. Durante l’Ottocento si assistette, per esempio, a una rivalutazione del teatro di Shakespeare che inevitabilmente venne a scontrarsi con le regole rigide del teatro classico ancora molto apprezzato nel primo Ottocento. In ambito musicale, com’è noto, Bach fu oggetto di una vera e propria Bach Renaissance, che cominciò con la riscoperta da parte di Felix Mendelssohn (1809-1847) della Matthäus Passion, eseguita per la prima volta dalla sua creazione l’11 marzo 1829 proprio sotto la direzione di Mendelssohn. Ma non solo. Bach divenne presto il modello di riferimento per il contrappunto e oggetto di studio per la formazione di tutti i compositori dell’epoca. Celebre il caso dell’Ave Maria di Charles Gounod (1818-1893) in cui il compositore francese riutilizzò il Primo preludio in Do maggiore BWV 846 dal Clavicembalo ben temperato come accompagnamento della melodia.

Le due sezioni del festival Concerts d’automne non sono dunque in contrapposizione l’una con l’altra, bensì in un’opposizione dialettica, e delle più fruttuose giacché basata su uno sguardo al passato in chiave inclusiva e creativa, e non esclusiva e disfattista. Il Bach proposto nella seconda sezione allaccia relazioni segrete con la precedente sezione, caratterizzata da musiche di compositori che si sono nutriti e interrogati sulla tecnica contrappuntistica del compositore barocco. In particolare, il concerto di venerdì 16 sera, a opera dell’ensemble Banquet Céleste diretto da Damien Guillon, ha trasportato il pubblico nell’universo sonoro molto vario delle cantate di Bach, concludendo il programma da concerto con Tilge, Höchster, meine Sünden BWV 1083, trascrizione bachiana dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1726). Due le cantate scelte dall’ensemble francese, Ich bin vergnügt mit meinem Glücke BWV 84 e Ich habe genug BWV 82, entrambe composte nel 1727 a Lipsia, dove il compositore era al suo quarto anno in qualità di Thomaskantor, cioè direttore musicale del celebre Thomanerchor della locale Thomasschule.

Ich bin vergnügt mit meinem Glücke BWV 84 fu composta per la terza domenica prima del Mercoledì delle ceneri, cioè nove domeniche prima di Pasqua. Il testo, probabilmente di Picander, è liberamente ispirato alla Prima lettera ai Corinzi (9:24–10:5) e dal Vangelo secondo Matteo (20:1–16): il fedele deve accontentarsi di ciò che la buona sorte gli ha donato senza invidiare coloro che sembrano avere avuto maggior fortuna. Si tratta di una cantata per soprano solo, interpretata dalla belga Céline Scheen, con accompagnamento di oboe, due violini, viola e basso continuo. La struttura pentapartita è ottenuta dall’alternanza tra aria, recitativo (secco), aria, recitativo (accompagnato) e corale finale. Quest’ultimo, normalmente affidato a un coro di quattro voci, è stato realizzato dalla sola voce della solista, doppiata dal primo violino e dall’oboe, mentre le altre voci sono sostituite dal resto degli archi e dal continuo. Bello il timbro di Scheen, e la sua interpretazione molto intensa è stata apprezzata dal pubblico in sala.

Ich habe genug BWV 82 è anch’essa una cantata per cantante solista, solo che la sua versione originale in Do minore, quella del 1727, è per basso. La versione presentata al festival è, invece, quella trasposta in Mi minore per soprano (e in questo caso interpretata dal controtenore Damien Guillon), risalente al 1731. Immutato l’organico strumentale che è identico a quello della cantata precedente. Anche la struttura è simile: aria, recitativo (più arioso), aria, recitativo (secco), aria. Manca del tutto un corale che preveda l’intervento di un coro. Il testo della cantata, composta per la festa della Purificazione della Beata Vergine Maria (2 febbraio), si ispira liberamente alla storia di Simeone il Vecchio, il quale, in occasione di una visita di Maria al tempio, riconosce in Gesù bambino il Messia, e sentendo che la sua vita è così completa, può infine morire nella gioia alla veneranda età di quasi trecento anni (secondo la tradizione cristiana, un angelo gli aveva annunciato che non sarebbe morto fino a che non avesse visto il Messia nato da una vergine). Ineccepibile l’interpretazione di Guillon, in qualità di direttore come di cantante. Il registro controtenorile è perfettamente impostato: bel timbro, sorprendente la potenza della voce, ottimo il lavoro sul posizionamento delle vocali nei risonatori giusti. La pronuncia del tedesco è eccellente e sempre molto attenta, associata poi all’anticipo della consonante che rende onore a ogni ingranaggio contrappuntistico della composizione di Bach. Degno allievo di Andreas Scholl.

A chiudere il concerto una bellissima e intensa interpretazione dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, trascritto da Bach nel 1740. Il testo in tedesco, Tilge, Höchster, meine Sünden, si basa sul Salmo 51. Si tratta di una testimonianza importante della diffusione in Germania del capolavoro di Pergolesi, che fu stampato per la prima volta solo nel 1748.

Marco Gurrieri
(16 ottobre 2020)

La locandina

Controtenore e direttoreDamien Guillon
SopranoCéline Scheen
Le Banquet Céleste
Programma:
Johann Sebastian Bach 
Ich bin vergnügt mit meinem Glück BWV 84,
Ich habe genug BWV 82,
Tilge, Höchster, meine Sünden BWV 1083 (dallo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi)

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