Venezia: doppio concerto per András Schiff, Bach perfetto Beethoven con Chung meno

Per i 50 anni di ECM, la storica etichetta discografica tedesca, si stanno tenendo in questo 2019 diversi concerti di alcuni dei suoi più celebri artisti. È il caso dei due concerti dati venerdì 5 e sabato 6 luglio da Sir András Schiff  presso la Fenice di Venezia, il primo da solo con le Sei Partite di Bach, il secondo insieme all’Orchestra del teatro diretta da Myun-Whung Chung, con Quarto di Beethoven e Quarta di Brahms.

Entrambi i concerti, dunque, avevano la dimensione del grande evento e già dalla prima serata bachiana questo aspetto era ben chiaro. Eseguire le Sei Partite di Bach in un singolo concerto significa affrontare oltre due ore di repertorio dalle più disparate richieste tecniche e dalla ricca struttura architettonica.

Struttura che nella visione di Schiff è stata ampiamente valorizzata. Bach è uno di quegli autori capace di infinite letture: la componente astratta della sua musica fa sì che dalle danze si riesca ad estrarre un carattere assoluto che Schiff ha perfettamente sottolineato.

Non a caso le due Partite meglio riuscite sono state Prima e Quarta, in cui l’apollinea serenità di Schiff ha trovato una sua perfetta realizzazione, supportata da un suono adamantino, chiaro, nitido eppure dolce. Tutt’altro che arido, però: se la Quinta Partita, in apertura, è apparsa invero un po’ sacrificata e manchevole di retorica maestosa, il pianista ungherese è riuscito ad abbandonare un po’ del proprio celebre contegno per trovare un carattere ben più appassionato nella Seconda Partita, in special modo nel Capriccio conclusivo, e in una meravigliosa Sarabanda dalla lunga e complessa Sesta.

Si potrebbe argomentare che una maggiore libertà, un carattere più fresco e danzante avrebbero potuto render meglio giustizia all’impulso ritmico presente in questi lavori, ma l’interpretazione di András Schiff ha condotto con ammirevole coerenza tutto il concerto, sapendo al contempo differenziare acutamente il carattere di ognuno dei capolavori tastieristici di Bach: dalla leggerezza della Prima alla solenne drammaticità della Seconda, dal carattere enigmatico

Della terza alla solare serenità della Quarta, per passare attraverso la discorsività della Quinta fino alla maestosità improvvisativa della Sesta. Alle ovazioni del pubblico, l’instancabile pianista ha offerto due bis bachiani, l’Allegro dal Concerto italiano e il tema dalle Goldberg.

Meno riuscito è invece stato il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, in cui non si è realizzata una grande intesa tra direttore e solista, restio ad abbandonare il suono nitido ed acuminato che ben si prestava per il clavicembalo di Bach per realizzare quell’appoggio che dona il carattere di umana serenità al primo movimento o il severo e drammatico scambio tra solista e orchestra nel secondo.

I primi due movimenti sono apparsi, nella lettura astratta di Schiff, al quanto ingessati ed asfissiati, perdendo le idee melodiche di slancio ed energia e banalizzando non poco tutto il discorso. Di diversa idea Chung, che ha tenuto la sua orchestra su una morbida pastosità e una compattezza di perorazione che assai meglio si sposavano con il Concerto. Meglio il terzo movimento, in cui la rapidità del piglio e la definizione del tocco hanno tenuto in piedi il dinamico movimento.

Di ben altro tenore la Quarta di Brahms: l’Orchestra della Fenice con Chung è solita dare splendide prove e anche questo concerto ha confermato la tendenza. Nonostante diverse imprecisioni nel Concerto di Beethoven e qualche problema di insieme e intonazione in Brahms, la compagine ha saputo rispondere perfettamente all’idea di Chung, con una Quarta Sinfonia di solenne maestosità.

Sotto le mani del direttore coreano tutto riesce ad ottenere un senso, un equilibrato svolgimento, senza per questo sacrificare l’intensità drammatica o la pura espressività: ne son stati una prova la meravigliosa ripresa del primo movimento, alcuni momenti di delicatissima poesia del secondo, la tesa perorazione della Passacaglia, ma soprattutto il terzo tempo.

Spesso il movimento un po’ sacrificato, lo Scherzo è stato invece la vera rivelazione di tutta la Sinfonia. Eseguito con compattezza di suono, ma anche con una certa brusca sagomatura, il terzo movimento riesce ad esprimere pienamente quell’umorismo brioso alla tedesca, che passa dal rustico all’ironico, dal leggero al pesante con cangiante umore. Non resta dunque che una gran curiosità nel risentire la Sinfonia con Chung e la Sächsische Staatskapelle Dresden in stagione sempre alla Fenice a maggio 2020.

Alessandro Tommasi
(5 e 6 luglio 2019)

La locandina

Johann Sebastian BachSei Partite BWV 825-830
PianoforteSir András Schiff
DirettoreMyung-Whun Chung
Orchestra del Teatro La Fenice
Programma
Ludwig van BeethovenConcerto n. 4 in Sol Maggiore per pianoforte e orchestra op.58
Johannes BrahmsSinfonia n. 4 in mi minore Op. 98

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