Lerici: Principe, Sohn e tante cicale

Ai grandi è concesso di sovvertire le regole. Da questo assunto sembra prendere le mosse il concerto che il Lerici Music Festival ha affidato al violoncello di Grace Sohn – una dei quattro giovani musicisti presenti al festival grazie alla maltese European Foundation for Support of Culture (EUFSC) – e al pianoforte di Costanza Principe, complice anche il giardino affabulante di Villa Marigola e un bordone di cicale che, perfettamente a tempo, ha partecipato con passione alla prima parte della serata.

In questo caso l’oggetto del sovvertimento è la forma sonata che Beethoven prima e Šostakóvič poi riplasmano ponendola sotto una luce tanto poco canonica quanto – e massimamente per questo – intrigante.

Quale sia la strada che Beethoven prende nella Sonata n. 4 in do maggiore op. 102 n. 1 è chiaro fin dall’Andante introduttivo, quasi distratto all’apparenza ma invece denso di controllo soprattutto delle cellule tematiche espresse “in pillole” eppure presentissime. Il colpo di scena è nel successivo Allegro Vivace, in cui non esiste un secondo tema ma un doppio sviluppo del primo e unico, il tutto a creare sconcerto all’ascoltatore che invece si attenderebbe sicurezza. Nei due movimenti conclusivi la narrazione sembra riprendere binari accademici, ma ancora una volta si devono fare i conti con un’ornamentazione che affonda le sue radici più nella consuetudine barocca che non in quella cara al Classicismo.

Se nel primo movimento la Sohn appariva tesa, forse disturbata dalle voci della natura, tanto da risultare più di una volta imprecisa negli attacchi e talora rigida nell’arcata, nel prosieguo trovava momenti di bella espressività godendo pienamente del dialogo con il pianoforte luminoso della Principe, sempre capace di trovare il giusto suono grazie ad un uso misuratissimo del pedale e un tocco meditatissimo.

L’intesa perfetta delle due giovani musiciste arrivava nella Sonata in re minore op. 40 di Šostakóvič, ove nel primo movimento il compositore rinuncia alla riesposizione del primo tema a favore di una lunga e inaspettata coda per dar poi corso nei movimenti successivi – in particolare nello Scherzo – ad un ribollente fluire di echi popolari e di rimandi neoclassici.

Qui il fraseggiare della Sohn si fa turgido, a tratti sensuale, trovando contrasti intriganti con le percussività dionisiache del pianoforte di Costanza Principe, capace di dominare il flusso sonoro e facendosene al contempo soggiogare.

A fare da cerniera ai due impaginati il lunghissimo Musical Pilgrimage per violoncello e pianoforte di Alexey Shor, classe 1970 e compositore in residenza del festival rivierasco.

Pezzo di ineguagliabile modestia, completamente tonale e concentrato su un melodismo zuccheroso e francamente più adatto ad una sala d’aspetto di un centro benessere che non ad una sala da concerto, oltreché oggettivamente complesso a livello esecutivo in quanto ogni singolo spunto non va al di là di un accenno, salvo rare eccezioni qua e là, per venire subito abbandonato a vantaggio del breve lampo successivo.

Onore alle due esecutrici che hanno fatto tutto il possibile per deglassare il pezzo scegliendo un approccio asciutto ma non asettico.

Successo pieno e il Largo della Sonata sol minore Op.65 di Chopin come bis.

Alessandro Cammarano
(19 luglio 2021)

La locandina

VioloncelloGrace Sohn
PianoforteCostanza Principe
Programma:
Ludwig van Beethoven
Sonata per violoncello e pianoforte n. 4 in do maggiore op. 102 n. 1
Alexey Shor
Musical Pilgrimage per violoncello e pianoforte
Dmítrij Šostakóvič
Sonata per violoncello e pianoforte in re minore op. 40

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