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Esiste anche nella grande musica – come un po’ in tutte le arti – il genere dei capolavori inattesi ma non sorprendenti: opere magistrali, che sembrano spuntare all’improvviso, precocemente, “bruciando” ogni percorso di crescita e di maturazione dei loro autori.

Volendo dividere in due serate l’esecuzione dell’integrale delle Sonate e Partite per violino solo di Bach, Suyoen Kim ha operato una scelta piuttosto asimmetrica e del tutto personale.

Il programma, dal titolo “Nel nome di Bach” era inserito nel contesto della rassegna Pomeriggio tra le Muse, a sua volta titolata “Affinità elettive” in onore al romanzo di Goethe.

Per questa sua insita potenza drammatica, “mettere in scena” la Passione (questa, come pure quella secondo San Giovanni) è diventata una sfida affrontata sempre più spesso. L’ha voluta raccogliere anche Margherita Dalla Vecchia, che dopo aver iniziato con successo il suo progetto-Passione nella primavera del 2016, e dopo averlo portato in versione rigorosamente oratoriale per chiese e teatri da Cremona a Borca di Cadore, da Verona a Vicenza (teatro Comunale, direttrice Isolde Kittel-Zerer) e a Venezia, l’ha proposto anche al Teatro Olimpico per il festival Conversazioni 2017, in un’edizione questa volta dotata di “coordinamento scenico”.

Da oltre vent’anni il festival “Spazio & Musica” realizza a Vicenza il miglior connubio fra i luoghi e i suoni della bellezza. In questo due decenni, il progetto ideato dal violinista Fabio Missaggia, che è una delle colonne del dipartimento di Musica Antica del conservatorio “Pedrollo”, non solo ha esplorato il noto e il meno noto (talvolta il raro in assoluto) della musica fra Rinascimento e primo Classicismo, ma ha anche rivelato al pubblico che la città del Palladio non è fatta solo  delle architetture monumentali che tutti conoscono, […]