Con un’orchestra di altissimo livello come quella veneziana, Ciampa riesce a raccontare il lavoro di Puccini sottolineandone gli influssi della tradizione musicale cinese ma anche la poesia e la modernità.
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Al Malibran l’esecuzione è stata affidata ad Andrea Marchiol, giovane direttore efficace nel delineare – alla testa dell’orchestra della Fenice – la franca chiarezza del linguaggio mozartiano […]
Ci si muove dunque fra capocomici e soubrette, attrezzisti e cigarette-boys, leoni finti e virago con la frusta, il tutto in un florilegio di caccoline un tantino fruste e con cadute di gusto culminanti in un Mustafà-Pappataci travestito da sciantosa.
Si comincia guardando al futuro con le scuole e l’adattamento del Rigoletto di Verdi, quindi il 27 novembre una nuova produzione della Bohème di Puccini con la regia di Renata Scotto; a febbraio 2022 si prosegue con L’Italiana in Algeri di Rossini firmata da Cecilia Ligorio.
“Tempo ritrovato” è il titolo del video poema da un’idea di Luciano Messi e di Cecilia Ligorio che ne cura la regia con Benedetto Sicca. Prima visione: sabato 23 gennaio 2021, ore 21
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Si fa prima a dire ciò che Turandot non è; ovvero non è una semplice favola, o meglio non lo è nell’accezione prima del termine, e non è neppure un’oleografia esotica né l’affabulazione di un Oriente misterioso.
Ci sono addii e addii nella storia del melodramma; quello di Rossini all’Italia è uno di quelli con la “A” maiuscola.
Semiramide, per scelta della fonte letteraria, ovvero il ritorno a Voltaire dopo il giovanile Tancredi, per durata e per struttura dell’opera stessa, che pur se non nella partizione degli atti, già prelude al Grand-Opéra, costituisce un congedo ideale, che guarda caso avviene nella città che lo aveva consacrato ragazzo e allo stesso tempo apre agli imminenti trionfi parigini.
A poche ore dalla prima della Semiramide di Gioachino Rossini al Teatro La Fenice Federica Fanizza ha incontrato Cecilia Ligorio, donna di teatro a tutto tondo e musicista, che firma la regia di questo nuovo allestimento.
Pochi sono i soggetti che hanno valicato le porte del tempo come quello che narra dei due giovani veronesi più amati di sempre. Una storia che, attaverso non poche e continue rielaborazioni, ha sostituito i nomi dei protagonisti a quelli di ogni innamorato del pianeta.
Il 13, 15 e 31 luglio il Festival della Valle d’Itria inaugura la sua stagione 2018-2019 con Giulietta e Romeo di Nicola Vaccaj. Gioiello del belcanto del 1825 viene proposto al pubblico nell’edizione critica di Ilaria Narici, con la direzione di Sesto Quatrini, l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza.
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