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Damiano Michieletto – e con lui quel genio della scenografia che è Paolo Fantin, Agostino Cavalca costumista grand-seigneur e il mago delle luci Alessandro Carletti – offre una visione del Rigoletto tutta incentrata sull’intimità dei sentimenti che da particolari diventano universali abbracciando totalmente la poetica verdiana.

Barbiere in forma di concerto non avrebbe avuto senso e così Bonajuto ha cercato di mantenere l’impianto registico di De Tomasi, originariamente ricco di gags, -per buona pace di chi ama un Rossini ripulito dalle comiche tradizioni- cercando nuovi espedienti, talora ben escogitati come la celebre scena della barba.

Francesco Meli

A volte ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio a provare a fare uscire il mondo della lirica dai sentieri riconosciuti e anche troppo battuti, a volte un po’ logorati dal tempo e dalle intemperie.

«Potente, singolare vastissimo: a me piace assai e non so se il pubblico lo troverà come io lo trovo, ma è certo che è cosa fuori dal comune», così scrive Verdi in una lettera del 1861 a Léon Escudier riguardo La forza del destino. Le vicissitudini legate alla nascita e al debutto di quest’opera sono assai note così come le numerose critiche sulla struttura drammaturgica, […]