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Secondo ricci/forte, la Venezia di Marino Faliero, unico doge finito in mano al boia nella storia della Serenissima, è un non-luogo popolato di incubi. Qualcosa che assomiglia molto, concettualmente, a ciò che sono diventati oggi i teatri, chiusi al pubblico nell’infuriare della pandemia.

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Nel ruolo del titolo il basso Michele Pertusi, mentre sul podio salirà il direttore musicale Riccardo Frizza alla guida dell’Orchestra e del Coro del Donizetti Opera. Il progetto creativo è firmato dal duo ricci/forte con la regia di Stefano Ricci

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Marino Faliero con il progetto creativo di ricci/forte in diretta anche su Rai 5 venerdì 20 novembre
Le nozze in villa con la regia di Davide Marranchelli e Belisario (in forma di concerto) in streaming sulla web TV sabato 21 e domenica 22 novembre.

Quando si sbuca in alto sulle gradinate, il colpo d’occhio è di quelli che restano nella memoria. Al centro il palco per l’orchestra – collegato ai due ingressi principali dell’anfiteatro con passerelle di egual colore – è di un bel rosso vivo, lo stesso degli scranni ad altezze diverse allineati lungo l’ellisse, destinati agli artisti del coro.

Con un prestigioso cast tutto italiano nella serata inaugurale del 25 luglio e grandi stelle internazionali per il mese di agosto tra serate di gala e concerti sinfonici, il Festival d’estate 2020 all’Arena di Verona è pronto a partire nella sua rinnovata veste con il palcoscenico centrale, con capienza ancora ridotta, ma animato dal desiderio di sostenere la ripresa del proprio territorio, nel nome della qualità e della tradizione centenaria che lo ha reso celebre in tutto il mondo.

Roberto Frontali

Scelta dal Teatro dell’Opera di Roma per inaugurare la sua stagione 2019/2020 Le Vêpres siciliennes è tornata sul palcoscenico del Costanzi dopo un’assenza più che ventennale nella sua versione originale francese e in un’esecuzione musicale di assoluto pregio.

Annalisa Stroppa

Gliel’avevano giurata i loggionisti improbabili custodi del Culto Verdiano incartapecoriti nei loro partiti presi che gli impediscono di godere e soprattutto di comprendere: sono stati sconfitti, travolti dalla valanga di applausi che alla fine anche parte di loro ha riservato non solo al cast superbo ma anche a Stefano Ricci e Giovanni Forte ai quali, insieme ai loro collaboratori, va ascritta una lettura esemplare del Nabucco che completa il quartetto di titoli del Festival Verdi 2019.

Fabio Sartori

Tecnicamente tutto ineccepibile e di alto livello ma nulla è funzionale al dramma, né la visione d’insieme di McVicar riesce ad aumentare il carico introspettivo-patologico di ogni singolo personaggio, col rischio di abbandonare i quattro atti in una cornice che alla lunga risulta fissa e monotona.

Onore al Festival Verdi, che da qualche anno è finalmente tale, per la riproposizione del Macbeth 1847 nell’edizione critica di David Lawton, che consente di comprende pienamente il percorso che porterà Verdi alla revisione del 1865, consegnando alla storia un capolavoro di sintesi drammaturgica e musicale.

Ad apertura di sipario, viene spontaneo ripararsi gli occhi con la mano. Il bianco dilaga e l’effetto è quasi abbacinante. Bianche, tranne le persiane, sono le due palazzine che si fronteggiano ai lati della scena, in stile vagamente neoclassico, entrambe dotate di terrazzo, una anche di un portico dove si può prendere il tè, a condizione beninteso che il servizio sia di candida porcellana.