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Roberto Frontali

Scelta dal Teatro dell’Opera di Roma per inaugurare la sua stagione 2019/2020 Le Vêpres siciliennes è tornata sul palcoscenico del Costanzi dopo un’assenza più che ventennale nella sua versione originale francese e in un’esecuzione musicale di assoluto pregio.

Annalisa Stroppa

Gliel’avevano giurata i loggionisti improbabili custodi del Culto Verdiano incartapecoriti nei loro partiti presi che gli impediscono di godere e soprattutto di comprendere: sono stati sconfitti, travolti dalla valanga di applausi che alla fine anche parte di loro ha riservato non solo al cast superbo ma anche a Stefano Ricci e Giovanni Forte ai quali, insieme ai loro collaboratori, va ascritta una lettura esemplare del Nabucco che completa il quartetto di titoli del Festival Verdi 2019.

Fabio Sartori

Tecnicamente tutto ineccepibile e di alto livello ma nulla è funzionale al dramma, né la visione d’insieme di McVicar riesce ad aumentare il carico introspettivo-patologico di ogni singolo personaggio, col rischio di abbandonare i quattro atti in una cornice che alla lunga risulta fissa e monotona.

Onore al Festival Verdi, che da qualche anno è finalmente tale, per la riproposizione del Macbeth 1847 nell’edizione critica di David Lawton, che consente di comprende pienamente il percorso che porterà Verdi alla revisione del 1865, consegnando alla storia un capolavoro di sintesi drammaturgica e musicale.

Ad apertura di sipario, viene spontaneo ripararsi gli occhi con la mano. Il bianco dilaga e l’effetto è quasi abbacinante. Bianche, tranne le persiane, sono le due palazzine che si fronteggiano ai lati della scena, in stile vagamente neoclassico, entrambe dotate di terrazzo, una anche di un portico dove si può prendere il tè, a condizione beninteso che il servizio sia di candida porcellana.

La XXXIX edizione del Rossini Opera Festival propone lunedì 13 agosto alle 20 la prima del Barbiere di Siviglia, la pù famosa opera di Gioachino Rossini. Commedia in due atti su libretto di Cesare Sterbini, fu rappresentata per la prima volta al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio 1816. Il soggetto è tratto dal celebre Le barbier de Séville ou La précaution inutile di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais (1775)

Lo spettacolo di cui Damiano Michieletto firma la regia con la collaborazione di Paolo Fantin per le scene, di Agostino Cavalca per i costumi anni Sessanta, di Alessandro Carletti per il disegno luci, con il contributo video di rocafilm, ha avuto però il pregio di realizzare con sobrietà i due diversi livelli di lettura di questo gioiello della maturità donizettiana.