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Annalisa Stroppa

Gliel’avevano giurata i loggionisti improbabili custodi del Culto Verdiano incartapecoriti nei loro partiti presi che gli impediscono di godere e soprattutto di comprendere: sono stati sconfitti, travolti dalla valanga di applausi che alla fine anche parte di loro ha riservato non solo al cast superbo ma anche a Stefano Ricci e Giovanni Forte ai quali, insieme ai loro collaboratori, va ascritta una lettura esemplare del Nabucco che completa il quartetto di titoli del Festival Verdi 2019.

Non chiamatelo “dittico”, semplicemente perché non lo è; sono due opere, tanto brevi quanto intense che, nell’approccio organico che su di esse operano Stefano Ricci e Giovanni Forte, ovvero ricci/forte, diventa un’unica declinazione di modi diversi di intendere l’amore.