Vicenza: Fischer e il riflesso della grecia palladiana nell’Orfeo di Monteverdi

Con il Teatro Olimpico, suo ultimo progetto, Andrea Palladio volle restituire alla sua Vicenza in forma stabile uno degli edifici simbolo della tradizione culturale classica. Allo stesso modo Iván Fischer si avventura in un progetto analogo: ricostruire il finale “dionisiaco” originale della favola d’Orfeo di Claudio Monteverdi.

Circa due anni dopo aver dato alle stampe l’opera, il compositore rivede l’atto V proposto a Palazzo Ducale modificando il finale tragico proprio del mito greco, con la scena delle baccanti che dilaniano il protagonista, con quello lieto figlio del testo di Rinuccini arrivato ai nostri giorni.

La cornice scelta per la rappresentazione si sposa quindi alla perfezione in questo non facile progetto di revival della tragedia greca nell’opera italiana, che lo stesso Monteverdi tentò ma fu costretto ad abbandonare.

Le scene di Andrea Tocchio si concentrano orizzontalmente riuscendo ad integrare al meglio la struttura palladiana. Che si tratti di un prato fiorito o del pallido fiume Stige, il progetto luci di Tamás Bányai è un magnifico gioco che esalta la drammaticità delle ombre esaltando ogni riflesso.

Assolutamente classici e dal curatissimo drappeggio i costumi dal sapore anticheggiante di Anna Biagiotti contribuiscono, con i loro colori pastello, alla resa idilliaca d’insieme.

Mai di disturbo e ben coordinate con la regia, le coreografie ideate da Sigfrid T’hooft per la Ensemble di danza della Iván Fischer Opera Company risultano d’effetto senza ricadere nello stucchevole. Fondamentali proprio nel sopracitato finale come ideale sottotitolo al libretto.

Nel comparto vocale spicca la voce del protagonista maschile. Valerio Contaldo colpisce per colore e abilità nel fraseggio che trasferiscono allo spettatore, senza filtro, l’intenso spettro di emozioni vissute da Orfeo.

La Musica di Emőke Baráth, nonché Euridice, ci guida per i prati fioriti di Tracia con la sua voce limpida e dalla linea di canto priva di flessioni.

Dalle profondità dell’Ade ci raggiunge cupa e ricca di espressività la voce del traghettatore Caronte di Antonio Abete. Esperto artista monteverdiano non delude le aspettative in lui corrisposte.

Le suadenti Baccanti di Luciana Mancini, che è anche Messaggera disperata, e Nuria Rial sostengono vocalmente l’atto finale della tragedia.

Esprimono al meglio le proprie abilità vocali negli insiemi i pastori Michal Czerniawski, Cyril Auvity, Francisco Fernández-Ruedae e Peter Harvey.

Alla testa della Budapest Festival Orchestra e del Coro, diligentemente preparato da Soma Dinyés, il Maestro Iván Fischer si dimostra profondo conoscitore dello spartito e dell’opera intera come regista. Il finale ricostruito a partire dal libretto e integrato in stile monteverdiano, risulta plausibile seppur non forse così d’effetto come quello apollineo.

Usa serata di alto livello che porta grande lustro a questa seconda edizione del Vicenza Opera Festival organizzato dalla Società del Quartetto in collaborazione con la Iván Fischer Opera Company.

Pubblico attento e partecipe saluta calorosamente cast e orchestrali, concludendo con il meritato successo la rappresentazione.

Matteo Pozzato
(21 ottobre 2019)

La locandina

RegiaIván Fischer
CostumiAnna Biagiotti
ScenografoAndrea Tocchio
Lighting DesignerTamás Bányai
CoreografiaSigfrid T’hooft
Personaggi e interpreti:
Euridice / La MusicaEmőke Baráth
OrfeoValerio Contaldo
Primo Pastore / SperanzaMichal Czerniawski
Secondo Pastore / Primo SpiritoCyril Auvity
Terzo Pastore / Secondo SpiritoFrancisco Fernández-Rueda
Pastore / PlutonePeter Harvey
Ninfa / Proserpina / BaccanteNuria Rial
La Messagiera / BaccanteLuciana Mancini
Caronte / Terzo SpiritoAntonio Abete
Budapest Festival Orchestra
Maestro Del CoroSoma Dinyés
Coro e Ensemble di danza della Iván Fischer Opera Company

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