Pomeriggio tra le Muse: la stagione 2019/2020 porta l’Ensemble Musagète su relazioni pericolose

Fedeli alla preziosa eredità culturale del loro fondatore e mentore, il violinista Giovanni Guglielmo, i musicisti dell’Ensemble Musagète continuano a proporre a Vicenza una visione della musica che rifiuta gli steccati e si fa un dovere di guardare “oltre”. Oltre i confini di genere, grazie alle “geometrie variabili” di un organico che affianca cinque archi a cinque strumenti a fiato, con l’apporto – ove necessario – del pianoforte, permettendo dunque di percorrere la musica da camera di ogni tempo in lungo e in largo, arrivando fino i confini di quella per piccola orchestra. Oltre i recinti del repertorio, ma anche al di là dei suoi spesso stretti limiti cronologici, in particolare con una meritoria attenzione per la musica del nostro tempo. Oltre gli spazi deputati, perché dalla sede monumentale di palazzo Leoni Montanari, gioiello barocco nella città che spesso si crede solo rinascimentale, nel corso degli anni le stagioni del Musagète sono uscite a incontrare la realtà sociale vicentina, anche quella problematica, e continuano a farlo. Così gli appuntamenti di ogni stagione vengono di volta in volta proposti anche in carcere, o all’ospedale, o nelle residenze per anziani.

La stagione 2019-2020 di “Pomeriggio tra le Muse” s’intitola Liaisons Dangereuses, ovvero “relazioni pericolose”: sono otto concerti cameristici che spaziano dal Classicismo al Novecento, dal Romanticismo alla musica contemporanea con lo scopo di andare oltre (ancora una volta) una fruizione musicale fine a sé stessa, per quanto affascinante. Ogni composizione, antica o moderna, è inserita in un contesto relazionale che non è solo tecnico o culturale, ma storico, biografico, emozionale nel senso del complesso rapporto inevitabile fra l’autore e chi gli sta intorno. E la stagione del Musagète vuole appunto indicare alcune chiavi di una lettura “complessa” della musica, senza che tale lettura diventi per questo più difficile.

Ne esce un panorama che in vari casi appartiene all’ambito del noto e dell’apprezzato, ma che spesso viene guardato seguendo una prospettiva insolita, più inclusiva e allo stesso tempo più esplicativa. Così, dopo l’inaugurale incursione in Casa Schumann, che ha messo a confronto la creatività destinata a una dimensione “domestica” di una delle coppie musicali più famose ma in fondo meno conosciute dell’Ottocento, quella dei coniugi Robert Schumann e Clara Wick, il programma affronterà relazioni pericolose come quelle fra Musica e potere (23 novembre), in un concerto che giustappone autori apparentemente lontani come Haydn, Kurtág e Hindemith, accomunati però dal fatto di avere avuto tutti un rapporto complesso con gli uomini del potere politico e sociale; o come quelle fra Pubblico e privato, così definito il caso di autori come Janáček e Šostakovič.

La stagione è composta da otto appuntamenti e fra quelli più rilevanti vale la pena di sottolineare ancora il Memento per il giorno della memoria (18 gennaio 2020), dedicato a uno dei grandi capolavori del Novecento musicale, il “Quatuor pour la fin du temps” di Oliver Messiaen e il concerto conclusivo, dedicato al cruciale confronto fra Musicista di corte vs. libero professionista, così come si andava sviluppando alla fine del Settecento nelle figure di Salieri, di Mozart, di Haydn.

Quanto alla musica contemporanea, sono due le iniziative decisamente di livello che contribuiscono a rendere speciale la piccola e densa stagione dell’Ensemble Musagète. Una è costituita dal percorso delineato dal trentatreenne compositore Danilo Comitini con i brani di Apparenti sembianze, sei brevi composizioni pensate per indagare le geometrie strumentali delineate in sei degli otto concerti, per ciascuno delineando una sorta di bis contemporaneo originale. L’altra riguarda la prima esecuzione assoluta di Sentieri sotto la neve del compositore scledense Giovanni Bonato, che si terrà a palazzo Leoni Montanari il 15 dicembre. Si tratta di una composizione di ampie dimensioni (circa 35 minuti) per un organico che è esattamente quello completo del Musagète, visto che è stato proprio l’Ensemble a commissionarlo. La partitura ha vinto il bando SIAE “Classici di oggi”. Il titolo tradisce il riferimento stretto all’opera di Mario Rigoni Stern. In particolare, Bonato si sofferma su uno dei più famosi racconti della raccolta pubblicata nel 1998, quello intitolato Nevi, che illustra i molteplici modi della lingua cimbra di indicare questo elemento. Occasione per un percorso poetico fra gli strumenti che costituiscono l’ensemble.

La rassegna è come sempre sostenuta dalle Gallerie d’Italia di Intesa San Paolo.

 

Cesare Galla

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