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L’unico lavoro operistico di Béla Bartók, Il castello del principe Barbablù, è un singolare punto d’incrocio fra il simbolismo in voga in Europa nei primi anni del XX secolo e la prepotente tensione drammatica dell’espressionismo, che andava affermandosi a cavallo del passaggio del primo decennio.

Scritto a quattro mani da Apostolo Zeno e Pietro Pariati, il dramma La Statira fu rappresentato a Venezia durante il Carnevale del 1706 con la musica del lucchese Francesco Gasparini, maestro di coro dell’Ospedale della Pietà, dove fra l’altro aveva fatto assumere qualche anno prima un brillante maestro di violino di nome Antonio Vivaldi.

Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna recita il detto. Ma cosa accade quando questa donna non è altro che un arrivista assetata di potere disposta a tutto per ottenerlo? Nel Macbeth inaugurale del Teatro la Fenice di Venezia, il regista Damiano Michieletto trasforma la scena nella rappresentazione onirica del protagonista.