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L’uscita quasi simultanea di due album dedicati al mito Farinelli dimostra quanto sia durevole l’onda lunga smossa nel 1994 dal filmaccio di Corbiau, il cui elemento più interessante stava proprio nel tentativo, compiuto dai laboratori dell’IRCAM parigino, di ricreare la voce perduta del grande castrato mediante il morphing di un falsettista (Derek Lee Ragin) con una soprano-coloratura (Ewa Małas-Godlewska).

Pare proprio che alla Scala il barocco – e Händel in particolare – stia diventando finalmente di casa; dopo il Trionfo del Tempo e del Disinganno e il Tamerlano, cui si deve aggiungere la Semele itinerante, è la volta del Giulio Cesare in Egitto in un allestimento di quelli che appena usciti da teatro si avrebbe voglia di rivedere e riascoltare.

La famiglia, intesa nel senso più estensivo del termine, è il centro da cui tutto si sviluppa e intorno al quale tutto gira nell’Idomeneo che Jetske Mijssen,  insieme alla drammaturga Kathrin Brunner mette in scena alla Opernhaus Zürich, dando prova di aver compreso a fondo il senso dell’opera che segna l’ingresso di Mozart nella maturità.