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Carlus Padrissa, per il suo allestimento al Maggio Musicale Fiorentino, decide di raccontare una personale versione dei fatti attraverso la visione metafisica di David Lewis che ipotizza un mondo ove coesistano contemporaneamente presente passato e futuro e in cui è vero tutto e il suo contrario; ogni cosa converge però in un unico punto di fuga prospettico capace di sintetizzare la visione.

L’Adriana Lecouvreur del Maggio era attesa soprattutto per una ragione, la più peculiare: la direzione di Daniel Harding. Autodefinitosi un semplice “viaggiatore” nel repertorio otto- novecentesco italiano, ad Harding vorremmo in realtà chiedere di fermarsi gentilmente almeno per un caffè.

Nicola Alaimo non ha bisogno di presentazioni: è nato nella musica e per la musica e la sua carriera parla per lui. Lo incontriamo – virtualmente e in attesa che le luci dei palcoscenici internazionali si riaccendano – per una conversazione a tutto tondo sulla situazione attuale e non solo.

Nel quinto anno dalla scomparsa del maestro Abbado, il Teatro alla Scala ripresenta lo storico e intramontabile allestimento della Cenerentola, qui ripreso da Grischa Asagaroff, che, nonostante l’età, mantiene ancora intatto quel sottile e squisito equilibrio fra i contenuti giocosi ed elegiaci del dramma.  

Cattivi, infingardi, avidi, egoisti: così sono i bohémiens secondo Graham Vick che, ancora una volta, dà prova del suo genio. La sua Bohème, che inaugura la stagione 2018 del Teatro Comunale di Bologna colpisce come un ceffone ben assestato e costringe a riflettere, ovvero adempie alla missione prima che il teatro deve porsi come primaria ed essenziale.