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A ritroso nell’Ottocento, dall’ultimo decennio del secolo, quando Debussy metteva a punto la Suite Bergamasque, al fatale autunno del 1828, in cui Schubert consegnava al mondo non il suo canto del cigno, ma un’impressionante collana di canti del cigno.

L’altra sera il giro si è allargato con il debutto vicentino – sala grande del Teatro Comunale – dell’Ensemble Scharoun, intitolato all’architetto che progettò fra gli anni Cinquanta e i primi Sessanta la Philharmonie, l’edificio a sua volta mitico che è la casa madre dell’orchestra, fra il Tiergarten e la Potsdamerplatz, fino a trent’anni fa a poche centinaia di metri dal Muro.

Negli ultimi anni – qualche decennio in verità – le Sonate per pianoforte di Beethoven stanno rapidamente perdendo la centralità nel repertorio che hanno avuto a lungo, crescente nel secondo Ottocento, sicura e trionfante nel Novecento a cavallo della seconda guerra mondiale e almeno fino agli anni Ottanta.

Nel salotto di Emanuel Ax, il pianoforte è un protagonista squisitamente “demodé”. Che proprio per questo aspira però, legittimamente, all’universalità. Il fascino e l’eleganza non sono inutilmente esteriori, ma appaiono distillati con la classe di un pensiero musicale sofisticato e lungamente elaborato, lontano dalla tendenza del pianismo di oggi, atletico, estroverso, “tirato”. Vicino invece a una sensibilità che gioca l’espressione su un suono dalle sfumature delicate eppure straordinariamente nitide.

Un insolito tutto-Prokof’ev ha concluso la stagione dell’Orchestra del Teatro Olimpico. Fermamente voluto da Enrico Bronzi, direttore e violoncello solista (che ha pubblicamente ringraziato la formazione giovanile vicentina per la disponibilità), il programma allineava composizioni tutt’altro che frequenti nelle sale da concerto, probabilmente mai eseguite prima a Vicenza.

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico tornano a giugno 2018 con un programma articolato lungo i diversi filoni che il festival ha delineato nel corso degli anni: protagonisti saranno l’opera, con le scelte ispirate all’ambientazione del particolarissimo spazio scenico palladiano, e la musica da camera. Restano centrali inoltre l’attenzione ai giovani talenti e il coinvolgimento della città, andando a “vestire di musica” molti luoghi, oltre l’Olimpico, che ospiteranno concerti e incontri.

È stato presentato oggi, giovedì 22 febbraio 2018, alla presenza del Presidente della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, Roberto Ditri, del Presidente della Fondazione Teatro Civico di Schio Silvio Genito, dell’Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Schio Barbara Corzato e dei Direttori artistici Pier Giacomo Cirella e Loredana Bernardi, la prima edizione di Danza in Rete Festival | Vicenza – Schio

Il terzo concerto nell’annata dell’Orchestra del Teatro Olimpico si presentava con un programma elegante e tutto sommato coerente con i precedenti appuntamenti, specialmente con quello inaugurale, che aveva proposto pagine decisive dell’ultimo Mozart, compresa la Sinfonia in Do maggiore, K. 551.

Sabato 13 gennaio debutta al Teatro Comunale di Vicenza il Bartholdy Quintett, uno dei pochi quintetti d’archi stabili del panorama internazionale. I cinque musicisti tedeschi propongono il Quintetto in Sol minore di Mozart e due lavori di fine Ottocento firmati da Zemlinsky e Bruckner.

Cinquant’anni e non dimostrarli. Correva l’anno 1968 quando sei componenti del coro del King’s College dell’Università di Cambridge, animati dal desiderio di distaccarsi in parte dal repertorio liturgico che li impegnava nei servizi religiosi del college, dettero vita ad un sestetto che cominciò a spaziare in altri generi. Nacquero dunque i King’s Singers che in dieci lustri hanno più volte cambiato di formazione, sempre e comunque in sestetto, mantenendo intatte le loro caratteristiche fondamentali, ovvero l’affiatamento perfetto, un’intonazione strabiliante e la gioia nel fare musica insieme.